WELFAREWEB: Intervista al Presidente Nazionale dell’ANPAS





pregliascoLa situazione che sta vivendo il Terzo Settore in Italia, mi ha spinto a chiedere ad autorevoli addetti ai lavori, come  vivono questa situazione, le varie realtà associative italiane e quali conseguenze ci possono essere sui cittadini.

Fabio Ceseri ha intervistato Fabrizio Pregliasco Presidente nazionale ANPAS

La realtà ANPAS

Fondata nel 1904 a Spoleto, è una delle più grandi associazioni nazionali di volontariato in Italia: attualmente vi aderiscono 874  Pubbliche Assistenze con 238 sezioni, presenti in tutte le regioni italiane che operano nell’emergenza sanitaria, nelle attività sociosanitarie, di protezione civile e di solidarietà internazionale. Si avvale di 2700 ambulanze e 500 mezzi di protezione civile, ma soprattutto della partecipazione di 100.000 volontari attivi e di 700.000 soci sostenitori. E’ ente accreditato di prima classe con oltre 800 sedi e 976 giovani in servizio civile nazionale. Ha sviluppato grandi progetti di solidarietà internazionale ed è autorizzata per le Adozioni Internazionali in Bulgaria, Costa Rica, Venezuela, Armenia, Nepal, Sri Lanka, Gambia, Senegal, Repubblica Domenicana, Kenia, Isole Mauritius, Taiwan, Mali e Guatemala.

Situazione del volontariato

Presidente: La situazione che sta vivendo il volontariato e il terzo settore in generale, non è delle migliori. Dall’eliminazione dell’agenzia del Terzo Settore, allo scippo del 5×1000, taglio al servizio civile, aumento della tassa di registro e cosi via, lei non crede che la classe politica deve rivedere qualcosa?

Affermazione di Patriarca come la vede?…Forse occorrerà ridisegnare un rapporto diverso con la politica, forse abbiamo bisogno di rappresentanze meno imbalsamate, forse abbiamo bisogno di un terzo Settore che sa comunicare e costruire opinione pubblica

Il volontariato rappresenta un capitale sociale e quello che viene erogato come rimborso spese, molto spesso, non ne riconosce il vero valore e conseguentemente non ne permette il suo sviluppo. Occorre tener conto che per mantenere i servizi in affidamento dal settore pubblico il volontariato fa affidamento anche sul fundraising, quindi non gravando sulle casse pubbliche e opera gratuitamente anche in settori e territori dove il pubblico non è presente

Il mondo dell’associazionismo, pur avendo un nutrito gruppo di rappresentanti in Parlamento, non crede che dovrebbe fare più “lobby”?

Dovrebbe fare lobby con maggiore forza. Una lobby ovviamente positiva nei confronti della politica la quale dovrebbe farsi carico anche delle esigenze di questo mondo. Se ci fosse più pressione l’Italia chiarirebbe e applicherebbe le indicazioni dell’Europa rispetto all’affidamento dei servizi, cosa che invece oggi porta le associazioni di volontariato ad andare a ricorrere ai vari TAR. I cosìdetti rappresentanti del Terzo Settore che attualmente sono presenti in Parlamento, non dovrebbero dare per scontata questa appartenenza. Dovrebbero testimoniarla di più.

Altre soluzioni possibili secondo lei?

Occorre che il mondo del volontariato dia più autorevolezza al Forum del Terzo Settore.

Ambito sociale

Povertà in aumento, emarginazione sempre più gravi.

I volontari ANPAS che percezione hanno di questa situazione sociale?

Siamo a diretto contatto con situazioni che esulano dalle caratteristiche del nostro servizio specialmente quello fatto con le autoambulanze. Entriamo nelle case nel momento di possibili emergenze e ci rendiamo conto come queste situazioni  siano spesso la conseguenza e una parte di problemi ben più complessi determinati da condizioni socio-economiche precarie. Sicuramente la situazione generale si è fatta più grave.

Ambito Sanitario

Il settore sanitario, se si considera che in Italia oltre il 70% degli interventi in emergenza sono svolti dal Volontariato, è l’ambito che impegna maggiormente i Volontari ANPAS, con il 90,8% delle Associazioni; percentuale che si riflette nel forte radicamento territoriale rappresentato da oltre 1000 punti di assistenza sparsi nell’intero territorio nazionale. Si sente parlare di un riordino del 118. Per esempio in Toscana le centrali operative del 118  passeranno dalle attuali 12 a 6 entro il 31 ottobre 2014. Anche in Piemonte sono emersi vari dubbi

Quale è il suo parere?

Questa azione che conseguenze avrà sui cittadini secondo lei?

Una certa razionalizzazione ci può stare, ma senza tagli indiscriminati. Esiste un’operatività e una territorialità che va salvaguardata. Gli operatori, e per quel che ci riguarda i volontari, garantiscono questa distribuzione sul territorio devono essere presenti in maniera capillare soprattutto in certi territori difficilmente percorribili e la loro conoscenza, può fare la differenza nel momento di una emergenza in cui non va lasciato niente al caso. L’effetto di tagli può avere come conseguenza l’allungamento dei tempi di intervento  che pagheranno per primi i cittadini  – utenti, soprattutto quelli più deboli. La centralizzazione delle Centrali operative può determinare una razionalizzazione della spesa e un ottimizzazione delle risorse. Faccio l’esempio di alcune ASL della Lombardia dove le automediche erano assegnate per ASL e si verificava il paradosso che alcune volte un automezzo lavorava un’intera giornata avendo difficoltà a rispondere in maniera efficace a tutte e magari in un’altra ASL l’automezzo restava fermo. Magari in territori limitrofi oggi con un riordino che ricomprende tutte le auto mediche in un pool regionale la dislocazione e l’utilizzo delle stese avviene sulla base di un criterio legato all’andamento delle richieste monitorato in continuo.

Nelle Marche  i nostri volontari stanno facendo un presidio attivo 24/24 sotto la regione dall’11 dicembre. Ci illustra la situazione?

La Regione Marche continua a fare orecchie da mercante rispetto all’obbligo di rimborsare i costi già sostenuti dalle associazioni presenti nella regione: ha fatto un’operazione di “spending review”  senza considerare lo storico dei trasporti socio sanitari, ha ridotto il budget generale con conseguente mancanza di rimborsi nei nostri confronti. Alcune regioni, come la Toscana, hanno fatto invece una valutazione dei costi ed ha conseguentemente determinato i rimborsi. La Lombardia e il Piemonte, hanno dato indicazioni alle associazioni di determinare un costo presunto iniziale andando poi a verificare analiticamente il costo finale determinando così il rimborso da erogare. Le Marche avevano un budget che hanno ridistribuito su una miriade di realtà: in questo modo si continua a non porre attenzione alle esigenze di gestione dei nostri enti, molto probabilmente aspettando l’ingresso nel settore dei privati, non capendo che i costi non resteranno uguali. Il nostro presidio di fronte alla sede del Consiglio regionale rimane.

Futuro

Alla luce di tutto questo, come vede il futuro dell’Associazionismo in Italia?

In Italia la capillarità delle associazioni c’è e resiste, nonostante tutto. Per quanto ci riguarda occorre avere più rappresentanza e forza contrattuale con la politica sia locale che nazionale. Noi, come ANPAS, apparteniamo ad un organismo di rappresentanza internazionale che si chiama “Samaritan International”  una realtà molto importante che deriva, un po’ come noi, da una dalla cultura che è quella delle società operaie e delle società di mutuo soccorso con però la presenza di una maggior quota personale stipendiato. Un elemento che noi italiani, dovremo sempre di più prendere in considerazione.

 

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