TOSCANA: In crescita il no profit, ma allarme per il welfare





studenti stranieriCrescono del 30,3% rispetto al censimento del 2001 le istituzioni non profit in Toscana dove registrano un totale di 23.899 pari al 7,9% del totale nazionale. Questi dati forniti dall’Istat nel 9° censimento industria e servizi, istituzioni non profit Il dato non si discosta da quello nazionale dove si registra in maniera uniforme, l’aumento considerevole delle organizzazioni che fanno riferimento al mondo del cosiddetto terzo settore. La Toscana è storicamente una terra fertile per queste istituzioni, ne e’ un esempio il mondo delle Misericordie presenti già nei primi anni del XIII secolo. Il settore del non profit impiega a livello regionale ben 491.302 risorse umane dipendenti e 432.185 volontari ovviamente delle organizzazioni che hanno partecipato al censimento. Il principale settore di attività del non profit è la cultura, sport e ricreazione con 16.145 istituzioni assorbendo il 64% dei volontari. Sono ben 537 le cooperative sociali e 16.183 mila le associazioni non riconosciute e 5.720 riconosciute. Questo è il mondo che tiene in piedi il welfare non solo Toscano ma anche quello nazionale che interfacciano 7 milioni di persone ogni giorno attraverso la rete dei servizi che molto spesso anticipano e rispondono ai bisogni primari di chi fa più fatica. Eppure il Governo italiano continua a non dare sicurezza come per esempio in merito al 5×1000 per il quale non ne garantisce la stabilità di pagamento alle organizzazioni non profit facendo venir meno un diritto e di fatto scippando i soldi che i cittadini, liberamente nella loro dichiarazione dei redditi, destinano a questo universo di enti. Ma l’elemento che preoccupa di più è certamente il paventato aumento dell’IVA per le attività socio sanitarie, educative e sociali che colpirà le prestazioni erogate ai cittadini stimati in 4 milioni di utenti. Queste realtà produttive, hanno bisogno di sicurezza per poter garantire continuità e qualità nei servizi come nel caso della non autosufficienza che sarà la vera emergenza sociale dei prossimi anni. Nel 2020 in Italia gli anziani oltre i 75 anni, che saranno 7,5 milioni, non riceveranno servizi adeguati se non prepariamo oggi l’intelaiatura del welfare di domani. Le premesse non sono buone.

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