Rubrica “Vite in Movimento – Il ‘migration compact’ non è la soluzione ma è già qualcosa di propositivo.

migranti lesbo

 

Abbiamo celebrato proprio ieri il triste anniversario della  morte di 800 persone che persero la vita al largo di Lampedusa. Una tragedia immane. E proprio ieri è giunta notizia di un’altra tragedia simile. Almeno 200 tra somali, eritrei ed etiopi sarebbero annegati al largo dell’Egitto tentando di raggiungere l’Italia. Una tragedia che fa dire al presidente della Repubblica Sergio Mattarella che “c’è veramente bisogno di pensare”. Mi permetto di obbiettare alla frase del Presidente della Repubblica che pensare ci ha portato via troppo tempo e che è ora di agire, concretamente e non sul fronte dell’assistenza e del salvataggio di vite umane perchè il nostro Paese, ricordiamolo ogni tanto, svolge egregiamente questo compito. Occorrono politiche “concrete” di sviluppo e assistenza dei paesi di origine dei profughi

In questo senso, e può essere un buon inizio, arriva la proposta del Governo Italiano.

Sulla base dell’esperienza fatta con l’accordo tra Ue e Turchia, l’Italia propone un ‘migration compact’ per ridurre i flussi anche lungo la rotta mediterranea attraverso nuove intese con i Paesi d’origine e di transito, in particolare quelli africani, da finanziare con strumenti innovativi come i bond Ue-Africa. Ecco quanto l’Ue potrebbe offrire ai Paesi terzi in base alla proposta italiana.

PROGETTI D’INVESTIMENTO. Opere dall’alto impatto sociale e infrastrutturale da individuare assieme al Paese partner.

UE-AFRICA BONDS. Titoli con cui finanziare i progetti infrastrutturali e facilitare l’accesso di questi Paesi ai mercati finanziari, in sinergia con la Bei e le altre grandi organizzazioni finanziarie internazionali.

COOPERAZIONE SUL FRONTE DELLA SICUREZZA. Controllo comune dei confini e collaborazione sul fronte della lotta al crimine

OPPORTUNITA’ DI MIGRAZIONE LEGALE. Creazione di strumenti per l’accesso di lavoratori al mercato europeo

SCHEMA DI REINSEDIAMENTI. Sistema di compensazione riservato ai Paesi che si impegnano nello stabilire sistemi di asilo nazionali Ed ecco quello che l’Ue potrebbe chiedere in cambio

CONTROLLO CONFINI E RIDUZIONE FLUSSI. Nell’ambito di un coordinamento con le forze locali anche grazie a una Guardia di frontiera europea.

COOPERAZIONE SUI RIMPATRI-RIAMMISSIONI. Collaborazione amministrativa con i Paesi sul fronte dell’identificazione, della distribuzione dei documenti e dei rimpatri.

GESTIONE DEI FLUSSI DEI RIFUGIATI. Con il sostegno locale di strutture di accoglienza dove identificare chi ha diritto a ottenere protezione internazionale e chi no.

APPLICAZIONE DI SISTEMI DI ASILO NAZIONALI. In linea con gli standard internazionali, magari con l’aiuto di agenzie specializzate come l’Unhcr e la Oim.

– LOTTA COMUNE AI TRAFFICANTI. Con operazioni congiunte di polizia e aumentando la cooperazione giudiziaria.

In questa lista manca però l’impegno dei paesi cosiddetti più evoluti o occidentali, a non vendere armi, evitare conflitti evitando interferenze politiche e gestionali. A livello di commercio internazionale, occorrono regole più eque.

Le regole del commercio mondiale, come sono enunciate dall’accordo agricolo e dall’accordo sui diritti di proprietà intellettuale legati al commercio del WTO (ADPIC, o TRIPS in inglese), tendono essenzialmente a permettere il furto mimetizzato sotto una fraseologia aritmetica e giuridica.

L’agricoltura, attività di carattere sia culturale che sociale, che resta il principale mezzo di esistenza dei tre quarti dell’umanità, è ugualmente minacciata dalla “liberalizzazione del commercio”, tanto sotto l’egida dei piani di aggiustamento strutturale della Banca mondiale e del FMI, quanto dell’accordo agricolo del WTO. La globalizzazione dei sistemi agricolo e alimentare è infatti sinonimo di appropriazione della catena alimentare da parte dei grandi gruppi, di erosione del diritto di disporre di cibo sano e sufficiente, di distruzione della diversità culturale degli alimenti, della diversità biologica delle culture, e di spostamento di milioni di contadini, privati dei loro mezzi di esistenza. Il libero scambio mondiale nell’agricoltura e nell’alimentazione è la più grande fabbrica di profughi, superando largamente la tragedia del Kosovo. È l’equivalente di un programma di purificazione etnica dei poveri, dei contadini e dei piccoli agricoltori del Terzo Mondo.

In questa proposta, ripeto, se pur interessante del Governo Italiano, manca una parte fondamentale e cioè  l’agire sulle cause e non sugli effetti e l’approccio è sempre lo stesso: c’è un grande fratello che sa quello che serve a questi paesi e che in qualche maniera l’aiuto è sempre condizionato da una contropartita che speriamo non alimenti di nuovo quello che stiamo vivendo oggi.

 

Fabio Ceseri

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