Rubrica “Scodinzolando s’impara” Perché quando lo chiamo non viene? – Errori e misteri del richiamo

Da oggi Piazza delle Notizie inaugura un nuovo spazio dove si parlerà insieme agli educatori dell’associazione Accademia Canina dei nostri amici pelosi a quattro zampe.

Accademia Canina è un’associazione cinofila che da anni favorisce la diffusione di una aggiornata cultura cinofila nel territorio mugellano e in tutta la provincia di Firenze.

I corsi che propone sono incentrati sull’educazione del cane, sul recupero dei problemi comportamentali, sulle classi di socializzazione e sul nosework. Inoltre, grazie ai propri cani certificati, svolge interventi assistiti con animali (pet therapy).

Gli educatori cinofili di Accademia Canina che prenderanno parte alla redazione di questa rubrica sono Niccolò Persiani, Francesca Fani e Simona Pierantoni.

Ogni quindici giorni uno di loro tratterà un argomento che sia di particolare interesse per il mondo cinofilo. Non esitate a farci conoscere le vostre curiosità, gli educatori saranno felici di rispondervi.

Vi auguriamo una piacevole lettura!

 

 

“Perché quando lo chiamo non viene?”: errori e misteri del richiamo

 

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Per il primo articolo di questa nuova rubrica ho scelto di parlarvi del richiamo e degli errori che così spesso siamo soliti commettere. Quanto di frequente sentiamo dire: ”E’ così bravo ma se lo chiamo non viene mai!”. Ebbene, se le cose stanno così non dobbiamo disperare. Tanto per iniziare, possiamo prendere in considerazione gli errori più comuni.
Il primo errore consiste nel pensare che il nome del nostro cane sia il richiamo. In realtà, il nome “Pippo” richiede al cane soltanto la sua attenzione e niente di più. Lo si può constatare facilmente se qualcuno pronunciasse il vostro nome: voi gli porrete attenzione, ma niente vi suggerirà di avvicinarvi a lui. Per cui, come prima regola, dopo il nome dovremo inserire un chiaro segnale, come ad esempio, “vieni”.
Il secondo errore consiste nell’utilizzare un tono di voce talmente alto che il vostro cane potrebbe avere dei dubbi riguardo alle vostre intenzioni.

 Fonte www.lifedog.it

Fonte www.lifedog.it

Arrabbiarsi in questi casi non può fare altro che peggiorare la situazione. Per questo dovrete cercare di assicurarvi che il vostro tono di voce sia sempre piacevole e propositivo. Il ritorno non deve mai essere vissuto dal cane come una punizione.
Inoltre, molto spesso il segnale che si insegna al cane per richiamarlo è associato a momenti non troppo piacevoli. Per intendersi, si richiama il cane SOLO quando si deve tornare a casa dopo una piacevole passeggiata oppure quando dobbiamo rilegarlo dopo avergli fatto incontrare altri cani.
E’, peraltro, piuttosto comune che il cane non voglia tornare dal proprietario, soprattutto se i suoi bisogni non sono sufficientemente appagati: se non ha molte occasioni di scaricare le proprie energie durante la settimana non potremo chiedergli delle performance sul richiamo da atleta olimpionico.
Infine, l’errore più importante da evitare è quello di chiamare il cane e dirigersi nella sua direzione per “riacciuffarlo”. Sarà il cane a dover venire verso di noi e non viceversa.
Ora, se teniamo conto di questi errori più comuni, cosa possiamo fare per insegnare al nostro cane un buon richiamo?
Anzitutto, ogni volta che lo chiameremo con il nome seguito dal segnale (es. “vieni” o “andiamo”) dovremo:
Utilizzare un tono di voce piacevole e festoso
Non chiamarlo più di una volta (naturalmente, se è intento al gioco con altri cani, dovremmo assicurarci che abbia sentito la nostra voce) per evitare che il richiamo diventi un rumore di sottofondo
Abbassarci assumendo così una postura più pacifica e garantista.

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Premiare il cane che ci raggiunge con parole di lode, con coccole, concedendogli sempre qualcosa di gratificante, come ad esempio del cibo o un gioco particolarmente gradito. Risulta molto efficace variare il tipo di premio che ogni volta scegliamo di elargire: la variabilità della ricompensa aumenterà l’interesse e la sua motivazione a tornare da noi.
Naturalmente se il cane non viene, perché magari attratto da qualcosa di più interessante, tratteniamoci dal perdere la pazienza. Potremo, senza troppa enfasi, allontanarci. A quel punto il cane, prendendo consapevolezza della nostra separazione, deciderà, molto probabilmente, di abbandonare la distrazione per tornare da noi. Si intuisce che l’acquisizione di un buon richiamo richiede esercizio quotidiano e, in alcuni casi, la consulenza di un esperto. Ma nel frattempo provateci anche voi e fateci sapere come va!
Niccolò Persiani
Educatore cinofilo

 

Le foto dell’articolo sono di  Vincenzo Bologna 

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