Rubrica “Scodinzolando s’impara” – Cos’è la PET-THERAPY? Facciamo chiarezza sugli interventi assistiti

 

La storia evolutiva della specie umana è sempre stata accompagnata dalla presenza di animali, soprattutto per usi pratici, ma anche per affezione.

La condizione di vita dei nostri animali è decisamente migliorata  negli ultimi decenni tanto da essere definiti “animali familiari”; le cure che l’uomo presta loro sono migliorate per qualità e quantità rispetto al passato.

Si può quindi dire che il rapporto uomo-animale abbia subito e stia subendo una trasformazione proprio sul piano affettivo.

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fonte altrapsicologia.it

 

È per questo che si parla già da anni di pet therapy (terapia per mezzo dell’animale) , un termine che rende bene l’idea di quanto sia cambiato il ruolo dell’animale nella società odierna e che lo vede protagonista proprio come “amico dell’uomo”.

La pet therapy  è un trattamento che si rivolge a tutte le persone di ogni età che desiderano cercare di migliorare la qualità della loro vita attraverso l’interazione con gli animali.

Essa non è una cura medica, ma può venire affiancata ad altre terapie per cercare di migliorare l’esistenza del “paziente” nelle condizioni socio-sanitarie già esistenti.

Il principio della pet therapy si basa generalmente sull’utilizzo del rapporto speciale che si viene a creare tra la persona e l’animale. I contatti che si instaurano tra paziente e animale riescono a facilitare il rapporto con il terapeuta o con chi aiuta il soggetto, rendendo la situazione meno stressante e facilitando il movimento e il dialogo.

 

Quando si inizia a parlare di pet-therapy?

I primi resoconti documentati risalgono al 1792, quando lo psicologo infantile William Tuke iniziò a curare i suoi pazienti con animali di piccola taglia.

Il termine pet-therapy fu però utilizzato da Boris Levinson nel 1953 quando uscì il suo trattato “Il cane co-terapeuta”.

Questo psicoterapeuta infantile, scoprì per caso il benefico effetto che aveva la compagnia del suo cane in studio su un bambino autistico.

È da qui che iniziano le prime  ricerche sugli effetti degli animali da compagnia in campo psichiatrico.

 

Quali sono i benefici?

Innumerevoli ricerche di laboratorio hanno potuto stabilire, senza ombra di dubbio, che la presenza e l’interazione con gli animali, i cani in particolare, apporta notevoli benefici alla salute dell’uomo sul piano fisico, mentale e relazionale. 

L’animale funge da catalizzatore sociale e la sua presenza favorisce la comunicazione anche tra persone estranee.

Inoltre, aumenta la stimolazione mentale, soprattutto nel caso di utenti segregati in strutture. La presenza di animali aiuta ad uscire dalla routine: rasserena l’ambiente, stimola il dialogo e incrementa la voglia di fare dell’utente.

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foto di Studio Bonon

 

Nei bambini, la presenza di un animale, favorisce molto lo sviluppo dell’empatia, vale a dire la capacità di identificarsi nell’altro.

Crescendo il bambino sarà poi in grado di trasferire questa sua capacità nel relazionarsi con i propri simili.

Si è potuto notare che anche semplicemente accarezzare un animale mentre dorme o è tranquillo porta ad una riduzione dello stress e al rilassamento.

Non solo. Si sono potuti osservare una riduzione della pressione arteriosa ed un aumento della produzione di ossitocina, l’ormone della fiducia e dell’attaccamento.

 

 

foto di Studio Bonon

foto di Studio Bonon

 

Simona Pierantoni

Educatrice cinofila e coadiutore dell’animale

 

 

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