Rubrica “Il Gastronauta” – «RESTIAMO UMANI» Una singolare esperienza di vicinanza agli immigrati maturata a Gorizia

Un bell’incontro, cordiale, sereno, allegro, con tre simpaticissimi ragazzi afgani, di quelli che si vedono girare per le città italiane. Sono venuti a trovarci a casa nostra ed abbiamo bevuto un buon the/çaj libanese, degustato alcuni pasticcini, mentre ci raccontavano le peripezia del loro essere giunti in Italia, profughi dalla loro terra lontana, sulla quale superpotenze impazzite, non paghe dei danni fatti in passato, continuano a gettare bombe più o meno intelligenti – ma s’è mai vista una bomba “intelligente”? – uno spaventoso ordigno di 9.800 chili, dal costo di “soli” 16 milioni di dollari. Una simile, devastante megabomba, contro una decina di ribelli, di potenziali terroristi? O una prova generale per rilanciare quella forma di “esportazione della democrazia Nord Americana” che dal 1989, cioè da quando fu lanciata dal presidente George Bush Senior, costituisce di fatto l’unica forma di politica estera degli USA?

… e più aumenta l’”esportazione della democrazia Nord Americana” e più l’Europa – ma quale Europa? Quella di una moneta senza Stato. Quella delle banche fallimentari. Quella delle speculazioni finanziarie senza regole. Non certo l’Europa delle Comunità e dei Popoli sognata dai Padri Costituenti. Un’utopia abortita! – sarà invasa da profughi.

I nostri ospiti, giovanissimi, intelligenti, consapevoli, ci hanno raccontato pacatamente le loro storie, la bellezza delle loro terre, le devastazioni di una infinita guerra civile che continua quotidianamente a mietere vittime sia nelle città che nei villaggi. Del loro bisogno di fuggire, per timore di essere reclutati dai locali signori della guerra.

Importantissimo, per noi, voler/saper ascoltare queste storie, leggere negli occhi di questi ragazzi quello che non dicono, non vogliono dire, non possono dire.

E’ importante per creare un contesto narrativo, perché è attraverso le parole, i racconti che si creano relazioni, che si giunge alle persone, ai dolori che questi ragazzi hanno saputo e dovuto nascondere nei più reconditi recessi del loro cuore, abbandonando famiglie, amici, comunità, studi, sogni.

E’ importante per potersi formare una idea diretta di quello che realmente accade, senza farsi accecare o sviare dalla propaganda, che ha oramai preso, come in tempo di guerra, il posto dell’informazione, e che ha creato falsi e agevoli stereotipi.

Ed una visione senza mistificazioni ci viene proposta da Papa Francesco, che ci ricorda che i migranti, i profughi sono nostri fratelli e sorelle che cercano una vita migliore lontano dalla guerra, dalla povertà, dalla fame, dallo sfruttamento e dall’ingiusta distribuzione delle risorse del pianeta, che equamente dovrebbero essere divise tra tutti.

Grazie di cuore, cari ragazzi afgani, Rohid, Obaid e Farhad, per aver fatto crescere e rinforzare in noi la consapevolezza che in questo mondo nessuno è un’isola, che ogni cosa che accade ovunque sul pianeta condiziona anche le nostre vite. Che è una pazzia rifiutare le dinamiche della storia: non è che rifiutando di conoscere le cause reali di quello che sta succedendo, possa ripararci dalle devastazioni in cui questo sistema malato, unilaterale, sbilanciato, diseguale, iniquo ci sta irrimediabilmente conducendo.

L’incontro è stato promosso da Serena Visintin, animatrice de L’Altra Voce, una comunità di FaceBook, che ha  sviluppato la pregevolissima iniziativa TEA TO KNOW, originale percorso di vicinanza ai giovani immigrati delle nostre comunità. Bere un tè insieme ad alcuni ragazzi afgani, pakistani, o di qualsiasi altrove, per conoscerli e fare amicizia, per aprire le porte di casa con coraggio e accogliere queste persone che vengono da lontano, per capire chi sono e perché sono qui, per trascorrere con loro un’oretta chiacchierando con semplicità e curiosità, per superare i rispettivi preconcetti pregiudizi e paure.

 

NESSUNO

“Aveva suonato il flauto
per l’unica festa dell’uomo
e nessuno si è levato
a danzare.”

(David Maria Turoldo)

 

Paolo Zuliani

 

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