PD, il giorno della scissione?

Se non ci sarà un clamoroso dietrofront del segretario Renzi oggi si arriverà alla scissione nel PD: non sono io a volere la rottura, siete voi che avete cambiato idea non perdendo occasione per demolire me e quanto fatto in questi anni, sarà il ragionamento del leader che, dopo aver ripetuto che il governo Gentiloni non ha scadenza, si dimetterà convocando il congresso subito per celebrare le primarie o il 9 aprile o, al massimo, il 7 maggio.

Dall’assemblea, che porterà alla scissione se nessuno dei due fronti si fermerà, in nottata sono stati intensi i contatti: data per scontata l’uscita di Massimo D’Alema e Pier Luigi Bersani, Lorenzo Guerini, Dario Franceschini e Andrea Orlando provano, a quanto si apprende, a convincere l’area che fa capo a Michele Emiliano e ad Enrico Rossi.

Ma tra i fedelissimi, cresce l’insofferenza contro i “ricatti” della minoranza e la linea trattativista che, come dice il consigliere economico di Renzi Luigi Marattin, “fa tanto saggio ma non considera la realtà”, cioè che l’unico obiettivo della minoranza, secondo i renziani, è solo ottenere la testa di Renzi e quindi nessuna mediazione basterebbe.

L’ultima offerta, arrivata dall’area di Emiliano, di fare le primarie a luglio pur aprendo subito il congresso sarebbe stata, a quanto si apprende, rinviata al mittente. Se la minoranza accetta la fase programmatica dentro il congresso le primarie potrebbero celebrarsi il 7 maggio altrimenti, se la minoranza dirà no, il congresso può anche chiudersi il 9 aprile.

Intanto stiamo a vedere quello che succederà in questa giornata molto importante per la politica italiana.

{lang: ‘it’}
Print Friendly