PD BORGO SAN LORENZO: Congresso sospeso, il comunicato di “Vogliamo di più”





votopdUn congresso molto acceso quello del PD tenutosi lo scorso venerdì e che è stato sospeso senza provvedere all’elezione del nuovo segretario. Che in paese ha suscitato molte discussioni, dei quali anche vari organi di stampa hanno parlato e che certamente non è servito a rasserenare un clima che già appariva teso alla vigilia. In attesa di capire gli sviluppi della situazione, ed al limite sentire anche altre voci sull’argomento, pubblichiamo il comunicato stampa che riceviamo a firma di Marco Miniati, responsabile della lista “VOGLIAMO DI PIU’”:

“Troppe cose inesatte sono state dette in questi giorni sul congresso del Partito Democratico di Borgo san Lorenzo. Il nostro intento è quello di fare chiarezza ed essere rispettati.

La conduzione del Congresso si è rivelata fallimentare già dalle prime battute. Il Segretario metropolitano Fabio Incatasciato ha di fatto presieduto il Congresso senza la votazione dell’Assemblea Congressuale come prevede una prassi consolidata. Nella stessa lettera di convocazione inviata agli iscritti al primo punto dell’ordine del giorno, leggiamo: “Ore 20:30 Elezione ed insediamento della Presidenza”, niente di tutto questo è stato fatto. Questo ha prodotto effetti negativi perché non si sapeva se a parlare fosse il presidente del congresso, garante del regolare svolgimento dello stesso, o il segretario metropolitano cioè la carica politica apicale della nostra struttura territoriale.

L’introduzione al dibattito del segretario/presidente è stata sbilanciata e limitata a quello che è apparso un attacco diretto verso una delle candidate. Il segretario/ presidente non ha così di fatto svolto le funzioni super partes proprie delle cariche che ricopriva. Se una candidatura viene ammessa al congresso, come è stato fatto, la candidata ha diritto di presentare liberamente le sue istanze politiche senza condizionamenti e senza che l’unico punto in discussione sia la sua eventuale incompatibilità. Incompatibilità che si verifica a valle del congresso, al momento della proclamazione del vincitore e non prima (altrimenti doveva essere la candidatura a non essere ammessa). Non esistevano gli estremi per l’incandidabilità e si è provato ad esercitare pressioni per scongiurare una candidatura della quale evidentemente si aveva e si continua ad avere paura. La richiesta di Incatasciato rivolta alla candidata Becchi di informare immediatamente l’Assemblea riguardo alle sue scelte ha aperto un vero processo alle intenzioni. Nonostante la candidata abbia dichiarato immediatamente che avrebbe regolarizzato la sua posizione alla proclamazione dell’eventuale vittoria, sono state esercitate pressioni indebite (irrispettose del Codice Etico del Partito Democratico) a carico della stessa.

E’ bene ricordare che in caso di effettiva incompatibilità, lo Statuto del Partito Democratico fornisce anche gli strumenti perché possano essere richieste deroghe, altrimenti non ci sarebbe spiegazione per le innumerevoli situazioni di incompatibilità presenti in altre città italiane. Ancora più grave di quanto sopra menzionato, si aggiunge il fatto che all’orario stabilito di inizio votazioni, le urne non siano state aperte su specifica indicazione di Incatasciato e questo nonostante le numerose richieste avanzate da elettori presenti e dalla mozione. Non c’era nessun motivo per non aprirle. Il motivo espresso da Incatasciato è quello che la Becchi non aveva risolto il dubbio circa l’eventuale incompatibilità. Motivo che non regge perché le urne dovevano essere aperte per le 22,30, in quanto Cristina era stata ammessa senza problemi alla candidatura, e quindi votabile, senza che in quel contesto dovesse dichiarare cosa avrebbe fatto se avesse vinto le elezioni. Sicuramente, come detto dalla stessa candidata, non avrebbe permesso il commissariamento del circolo, come invece minacciato dal Segretario Metropolitano. Dopo le 23,00 a urne ancora chiuse molti iscritti hanno lasciato il partito indignati da questa situazione e dopo un’ora il ritiro della candidatura da parte di Caterina Seneci prima e di Cristina Becchi dopo, ha fatto si che il Congresso venisse sospeso. A ciò è seguita la richiesta, da parte della lista “Vogliamo di più”, di sospensione del tesseramento ai fini del voto congressuale, ma questa non è stata nemmeno presa in considerazione (chissà perché…ma è bene non pensare male).

Abbiamo deciso di rivolgerci ai Collegi dei Garanti per descrivere l’accaduto perché non ci siamo sentiti e non ci sentiamo tutelati in un partito, quello Borghigiano, in cui la pluralità di opinione dovrebbe essere un punto di partenza. Per Borgo San Lorenzo, vogliamo di più. Vogliamo un Partito Democratico che sia degno del nome che porta.”

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