MUSICALMENTE MUGELLO: Federico Betti ci racconta “Una nota per…”





Non saprei bene come definire la giornata di domenica, per non cadere nel banale o magari nel gesto dovuto. Sicuramente però è stata una giornata importante per la musica mugellana, e credo che si possa considerare un successo. Il mio impegno quest’anno a favore di questa manifestazione forse renderà più ottimistiche le mie conclusioni rispetto alla realtà, ma credo che si possa realmente parlare di un successo: di pubblico, di musica e anche di organizzazione. Un grande lavoro, fatto da ragazzi che meritano tanti applausi, perché la macchina creata dagli Amici delle biblioteche è stata quest’anno ai limiti della perfezione, grazie anche a un grande lavoro da parte dei fonici che ci hanno fatto sentire i ragazzi sul palco come difficilmente si sente fare in una normale festa di paese. Passiamo però a parlare della protagonista della giornata: la musica.

Aprono i giochi le band vincitrici del contest di Vivi lo sport, e l’onore tocca ai Set Your Shoes on Fire. Forse questi ragazzi hanno sentito un po’ la tensione dell’apertura, ma, almeno personalmente, gli avevo preferiti al contest della settimana scorsa. Resta comunque una prova discreta, con la band che ha proposto pezzi del loro repertorio, e due cover, degli Artic Monkeys e nuovamente quella in chiave rock di Madonna. Sono ragazzi giovani che sicuramente miglioreranno, resta un buon live che può comunque lasciare soddisfatti i componenti della band.

La seconda band a salire sul palco è quella dei Falling Up. Nel loro caso vale invece l’inverso: una prova decisamente superiore rispetto al contest della settimana scorsa, e qui probabilmente anche la bravura dei fonici ha agevolato il compito della band. Un gruppo che ha buona personalità e di buon impatto visivo, oltre che sonoro, con un bel rock, che guarda anche alla musica contemporanea, con un repertorio di brani potenti, che, almeno in un caso, mi hanno ricordato un po’ anche il primo Lenny Kravitz. Brani quindi che oscillano tra influenze anni ’70 e con qualche contaminazione più commerciale del pop-rock anni ’90 in un bel mix, che spero possa portare lontano questi ragazzi e ragazze.

Per chiudere la carrellata di band uscite dal contest di Vivi lo sport salgono sul palco i Plastic Town. Nel loro caso credo si possa parlare di una riconferma di quanto avevano dimostrato nel live precedente. Un Indie rock moderno, che però nei soli di Antonio Carli ritrova suggestioni di band che hanno fatto la storia del rock ( Ac/Dc e Queen a titolo di esempio) in un mix notevole di cover e brani scritti da loro. Una performance quindi che conferma quanto di buono hanno da offrire questi ragazzi.

Finite le band scelte nel contest è il momento dei Jason 5. Una band questa, che ha portato sul palco una serie di cover perfettamente eseguite, che hanno onorato una sequenza di band che spesso attirano consensi più tra gli addetti ai lavori che tra il grande pubblico. Tecnicamente inappuntabili, e grazie anche alla grande presenza scenica di David (il cantante) hanno offerto uno spettacolo davvero eccellente, riportandoci ad atmosfere anni ’70-‘80 con brani, tra gli altri, dei Genesis, Toto, e Goo Goo Dolls. Siamo davvero ai limiti della perfezione, l’unico dispiacere è non aver potuto sentire niente scritto da loro, ma in una giornata dove tanti hanno presentato brani originali, forse è stato giusto sentire anche qualcosa di famoso.

L’ora dell’aperitivo è ormai giunta, e sul palco arrivano Les Moquettes and the dirty boots, unica band venuta da fuori, e che hanno fatto fare un bel viaggio nel tempo a Piazza Dante inserendola in un passato ormai non più recente: siamo infatti nel pieno degli anni ’60, e le tre ragazze sul palco, col loro repertorio vintage (e anche con un bellissimo abbigliamento che riporta a quegli anni d’oro) hanno riportato tutte le suggestioni di un’epoca dove la musica aveva anche valori differenti. Accompagnati dalla loro orchestrina hanno ben intrattenuto gli spettatori presenti, dando un attimo di respiro dopo i ritmi serrati che il rock aveva finora imposto.

Rock che torna a farla da padrona però subito dopo. Infatti arrivano sul palco i My Light Bones, band nuovamente made in Mugello che dopo le atmosfere del passato delle band precedenti, ci riportano prepotentemente al presente: e il presente è ancora tutto Indie. Anche qui parliamo di un repertorio di brani scritti da questi ragazzi, che ieri sono apparsi in grande forma. Le loro canzoni sono caratterizzate da una sezione ritmica serrata, grazie al duo dei gemelli Bandinelli a basso e batteria, ma trova la sua forza propulsiva in alcuni soli e arpeggi delle chitarre, che danno spessore ad una band in crescita continua.

Siamo ormai arrivati in prima serata e a salire sul palco sono per la loro prima esibizione live i Missed Eleganza. Una rock band che propone brani originali in italiano. Le influenze sono molto legate al rock italiano, tra passato e presente. Con le dovute cautele, il paragone che mi sembra descrivere nel modo migliore questa band è con i Timoria (anche se Renga è una delle più belle voci italiane e qui sta soprattutto la cautela del confronto), ma anche i Litfiba sono una band a cui poter tranquillamente paragonare questi ragazzi, che erano un po’ al loro battesimo del fuoco, ma che hanno ben impressionato il pubblico borghigiano.

Il turno adesso spetta ai 1016 West Franklin. Che dire, per chi non gli aveva ancora conosciuti, possono essere stati un cazzotto nello stomaco. Sì perché parliamo di una band a cui piace sperimentare, e si vede: la direzione che indicano è quella della contaminazione estrema tra rock e elettronica, ma anche con sfumature blues e reggae. Il concerto si apre con una voce campionata che proclama l’avvento della macchina, e da questo momento un’ondata di energia invade Piazza Dante. Ritmi da rave, con chitarre e basso distorti che aggiungono decibel a decibel. Voci campionate e effetti vocali si susseguono, ed in certi momenti mi hanno ricordato il noise/industrial/heavymetal dei Bologna Violenta. Brani scritti da loro in inglese e italiano, ma anche una cover di “Girl” dei Beatles. Un gruppo che probabilmente divide il pubblico in pro e contro. Personalmente mi sono piaciuti, e credo che le loro sonorità meritino un approfondimento, per cercare di capire anche quale sarà il rock di domani.. Comunque la pensiate, bravi.

Chiudono i battenti della manifestazioniLa Covata Malefica.Una delle band forse più interessanti che offre oggi il Mugello. In un mio post su di un loro live, avevo accostato questa band a I Cani, ma in realtà, grazie ancora al grande lavoro dei fonici, questo evento me li ha mostrati come effettivamente essi sono, e le influenze della band romana sono risultate meno evidenti di quanto mi fosse sembrato all’inizio. Resta una band alternativa che sa coinvolgere il pubblico, con testi ironici e surreali, che ricordano Le luci della centrale elettrica, senza però varcare i limiti del nonsense (capacità che Brondi non sempre ha) con i synth che vanno a dar volume e spessore ad un gruppo solido. Personalità scenica ed un repertorio che ha visto anche una cover (Mongoloid dei DEVO) per una chiusura degna di questo grande evento.

Per concludere, annuncio che prossimamente pubblicherò le foto (sempre nel blog www.musicalmentemugello.wordpress.com) di questa splendida giornata, fatte da un’amica che ringrazio personalmente per il grande lavoro che ha fatto (grazie Marta!) e ringraziando anche gli Amici delle Biblioteche per avermi chiesto di collaborare a questa grande manifestazione, che spero possa crescere sempre più. Grazie davvero a tutti.

Federico Betti





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