MUSICA: Un suggestivo ricordo di “Freak” Antoni, appena scomparso





freak3500 battute, inclusa la bio. Impossibile. Come si fa a chiudere Freak Antoni in 3500 battute? 35 anni con gli Skiantos, fanno 100 battute ad anno. Anzi no, meno, perché devi metterci anche la “bio” e solo per quella servirebbero due pagine fitte. Te lo saresti immaginato, Freak, che mi sarei ritrovato a scrivere la tua “bio”? Sì, io. Quello che proprio un anno fa era seduto di fronte a te, con due microfoni in mezzo, nel vano tentativo di parlare del tuo disco nuovo qualche minuto prima di vederti salire sul palco del TPO per uno dei tuoi concerti unici. C’avevo provato per quasi cinque minuti a tenerti sul binario, poi, come si dice qui nella tua Bologna che oggi è tutta un “ciao Freak”, gliel’avevo “data a mucchio” e mi ero messo comodo: eravamo finiti a parlare di rivoluzione, di politica, di cultura. O almeno così m’era parso. Perché parlare con te era come ficcare la testa e le orecchie in un uragano. Un uragano divertente da matti. Lo ammetto, di quell’intervista ricordo poco o niente di quanto ci siamo detti, eppure ho ben fisso in mente il modo in cui digrignavi i denti, stringevi i pugni e gli occhi quando volevi dare enfasi all’idea che presto saremmo stati – io, tu, Flavia, Radio Kairos – alla testa di una rivolta guidata dalla musica. Perché prima di tutto quanto, vecchio mio, tu eri questo: anarchicamente pazzo, incontrollabile, travolgente, visionario. E innamorato della musica. Quelle dita che non stavano mai ferme non me le dimenticherò mai: qualcuno diceva che era colpa di tutto quello che ti sei fatto, io ho sempre preferito pensare che stessi sempre suonando una musica che sentivi solo tu e che ti ha fatto andare sempre in controtempo con la vita. E intanto 1500 battute sono andate e io di te non ho raccontato quasi niente: la sfiga è che t’ho scoperto tardi (anche se tu avresti risposto “la sfiga è che m’hai scoperto”), i miei erano gente da Beatles e da Joan Baez e Freak Antoni era quello della frase sulla Smemoranda “La fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo”. Fino al ’96 non sapevo niente di te, degli Skiantos, degli ortaggi lanciati dal palco, del tuo storico “Questa è avanguardia, pubblico di merda”. Eppure il benvenuto a Bologna me lo hai dato proprio tu, con un concerto improbabile, in un locale improbabile che neppure ricordo. Ne hai sparata qualcuna delle tue al vetriolo anche quella sera e io ho pensato che eri un pazzo geniale. La conferma me l’hai data tante volte: con le staffilate contro i Nomadi o contro Vasco che si leggevano sui giornali ma soprattutto con le chiacchiere fatte tante volte in giro, quando ci si incontrava alle tre del mattino in mezzo ai fumi dell’alcol. L’ultima me l’ha raccontata Flavia stamattina: ti aveva incrociato in via del Pratello, mangiavi un hamburger e, parlando di Mozart, l’avevi convinta ad aiutarti a produrre uno spettacolo punk su di lui, “Perchè Mozart è punk”. “Mai punk quanto te” t’avrei risposto se fossi stato lì. Ti saresti messo a ridere con la bocca storta ma, in fondo, mi avresti dato ragione: sapevi di essere sempre stato un “ribelle” a cui piacevano le “sbarbine” e a noi andavi bene così. L’ultima volta che ti ho visto sul palco, un anno fa, hai salutato la tua gente dicendo “E’ colpa del TPO se sono un ribelle!”. Ti abbiamo abbracciato con applausi, urla e qualche “nome”. Io lo faccio anche oggi, che hai deciso di fare avanguardia anche con la morte. Ciao Freak.

Alessandro Pantani

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