IN CAMMINO: A spasso sull’Appennino sulla “Via degli Dei”





Un suggerimento per una vacanza, specialmente per chi ha poco tempo, magari non vuol spendere molto, alla scoperta di posti belli, poco conosciuti, a due passi da casa. Tra storia e natura, con la possibilità di trovare pace e ricercare se stessi, tra Bologna e Firenze si estende la “Via degli Dei”, un itinerario attraverso l’Appennino attraverso monti brulli o boschi ben curati, che si arrampica su una serie di pendii che prendono il nome da alcuni antichi Dei romani(da qui il nome del cammino). Una via che si lega anche alla storia, ripercorrendo alcuni tratti (certi dei quali ottimamente conservati) della antica via Flaminia Militare, utilizzata dalle legioni per spostarsi senza rischio di agguato e per presidio di un territorio mai facile. Ma il camino si interseca anche con tratti della via Gotica, costeggiando luoghi come Marzabotto, ed attraversandone altri come Monte Adone o Brento, teatro di battaglia della Seconda Guerra Mondiale, così come alcune trincee nei pressi dell’Osteria Bruciata, senza dimenticare il Cimitero Germanico del Passo della Futa. Un percorso poco transitato, non difficilissimo ma comunque impegnativo, con i suoi continui saliscendi, non sempre ben segnalato (in alcuni punti in Emilia le indicazioni tendono a perdersi, in Toscana le “du bal zal”, le due palle gialle simbolo del percorso, sono praticamente inesistenti), ma paesaggisticamente molto interessante. Nel quale bisogna essere previdenti visto che i paesi non sono così frequenti e soprattutto siccità e vari lavori ad Alta velocità e Variante di Valico hanno contribuito a far scomparire le fonti d’acqua, per cui una buona scorta, specialmente in periodi di grande caldo, una buona scorta d’acqua è consigliabile. Il cammino che alterna alcuni pezzi di asfalto (pochi per fortuna) a strade bianche e sentieri, difficilmente resta in quota, offrendo continui sali scendi, che, per chi sceglie di farlo in 3 giorni, rischiano di farsi sentire. Cinque giorni di cammino possono essere sufficienti per prenderlo in completo relax. Senza trascurare la buona ospitalità (per chi non deciderà di farlo con la tenda) e la gastronomia che si incontra sui due versanti dell’Appennino, entrambi vocati alla ristorazione.

Nel nostro cammino, anche se l’itinerario canonico prevede la partenza da Piazza Maggiore a Bologna e l’arrivo in Piazza Signoria a Firenze, abbiamo voluto escludere i tratti cittadini, per levarsi un po’ di asfalto che poco ci interessava, partendo dal piccolo abitato di Badolo, lungo il Contrafforte Pliocenico nel comune di Sasso Marconi, per chiudere con l’ascesa al Santuario di Monte Senario che protegge il Mugello e la vallata di Firenze.

Da Badolo, subito in salita, parte il sentiero per  CAI n° 122 con le palle gialle  e la scritta BO-FI (una delle poche costanti). Subito decisa l’ascesa al Monte del Frate da dove si può ammirare un bel panorama verso la val di Setta. Dopo una discesa si torna, attraverso una larga strada bianca tra fattorie ed agriturismi, che di colpo diventa uno stretto viottolo in salita, si torna a salire verso il costone roccioso che domina il monte Adone dove solo sulla vetta ci si riposa, prima di una netta discesa verso Brento che ospita una osteria che promette molto bene ed una fonte d’acqua. Da qui si riparte su strada asfaltata, ma ancora una volta in continuo saliscendi, verso Monzuno, distante 5-6 chilometri, paese piu grande, ricco di servizi e che ospita in estate numerose manifestazioni, possibile sede anche di tappa. Da qui, sempre piu strada asfaltata, si sale rapidamente (e con poche indicazioni), verso Montevenere che si nota anche da distanza per una grossa torre della Telecom. Salita impegnativa, specie in pieno giorno, verso una vetta che consente di scorgere un bel panorama, anche se solo l’ultimo pezzo è attraverso sentieri sterrati. Da qui si scende, attraverso una larga strada sterrata fino alle case di Le Croci e, dopo una tranquilla (visto le precedenti) risalita al Monte del Galletto si riscende su Madonna dei Fornelli, nostro posto tappa. Paesino carino, molto ospitale dove ci sentiamo di segnalare, per dormire, il Bad & Breakfast “La Balestra” ed il ristorante “I Fornelli” specialmente per i primi.

Poco sopra la chiesetta di Madonna dei Fornelli, parte subito la ripida salita lungo il sentiero CAI 19 fino al monte dei Cucchi. Attraversando una bellissima foresta si scende fino al quadrivio di Pian di Balestra da dove si segue l’asfalto fino al suo termine, le indicazioni BO-FI e strada Romana ci portano direttamente nel bosco, appena dopo il culmine del Monte Bastione si trova il confine fra Emilia e Toscana. Qui sono visibilissime (tra l’altro in zone in cui sono state costruite eleganti villette nel bosco) tracce molto ben conservate di Flaminia Militare, ma anche cave, e segni dell’intervento dell’uomo. Bellissimo il panorama che si apre a Faggeta, dopo un cancello con la vallata del Setta che, ai piedi dell’ampio pratone, mostra il meglio di se. Si supera il Casone e si arriva alla Piana degli Ossi ed in località Passeggere, dopo il bivio per Bruscoli si risale in maniera impegnativa fino ai1200 metridelle Banditacce “Cima Coppi” dell’escursione. Bella, anche se non sempre ben segnalata, la discesa versola Futadove, al Camping o alla Bottega poco piu sotto, consigliamo di rifornirsi abbondantemente, per chi continua il percorso, di acqua, visto che non se ne ritroverà fino a Sant’Agata. Costeggiato il cimitero tedesco della Futa (magari uno può pensare anche ad una visita, pur essendo ben visibile anche da fuori) luogo di grande riflessione, dalla strada che porta a Firenzuola, poco dopo la rotonda,  sulla destra, dopo una cabina dell’Enel, riparte il sentiero, non leggero, che attraverso numerosi saliscendi conduce al Monte Gazzarro (che uno può raggiungere sino alla vetta oppure aggirare secondo le due vie che portano all’Osteria Bruciata). La discesa, tutta nel bosco, non sempre ben segnalata, è impegnativa, con appigli non facili, specialmente in caso di pioggia, attraverso lo 00. Dal cippo in pietra dell’Osteria Bruciata (la fonte è secca!)si trova l’indicazione CAI 46 per Santa Agata. Bella la discesa che offre ampi squarci sul Mugello, in particolare sulla zona di Marcoiano, con la bella visione del Bilancino, che risplende soprattutto nel pomeriggio. Il sentiero scende fino a Montepoli (volendo c’è acqua al cimitero) passando dai ruderi delle case di Riarsiccio. A Sant’Agata, oltre ai vari servizi, meritano una visita i tre musei (arte sacra, archeologico e quello sulla civiltà contadina di Leprino) e l’antica Pieve. Dal ponticino che arriva da Montepoli, se non si vuol visitare Sant’Agata, si gira a destra, in direzione Galliano e dopo neanche un chilometro, sulla sinistra, si trova il bivio per Gabbiano che attraverso una strada abbastanza pianeggiante, prima sterrata, poi asfaltata, bei campi ed alcune belle villette, si riscende su San Piero a Sieve, costeggiando il campo di golf. Qui, fine della nostra, seconda e durissima tappa, ci sono varie possibilità per dormire e mangiare: campeggio, pensioni, vari ristoranti e pizzerie, anche se nel nostro caso ringraziamola Polisportivaper la possibilità immediata di fare docce e di cenare al campo sportivo.

Da San Piero, o via asfalto o salendo prima alla Fortezza di San Martino e poi al Trebbio, si arriva all’abitato di Campomigliaio, dove, accanto al circolo SMS, parte la stada che porta al cimitero e da li sale verso Montesenario. Sentiero CAI non sempre ben segnalato, ma che, almeno nella prima parte, è difficile sbagliare visto l’ampiezza della strada principale. In un bosco molto bello che uno apprezza malgrado la salita ripida attraverso Caselline, si arriva, dopo un difficile aggiramento di una fattoria, alla strada che da Bivigliano porta alla Tassaia. Qui la si segue verso sinistra per qualche chilometro fino ad un bivio sulla desta, nei pressi di un parcheggio sterrato (pochi metri piu avanti, se si ha voglia di una piccola deviazione la bella Badia di Buonsollazzo) da dove parte un sentiero deciso verso Monte Senario. In poco piu di 40 minuti di arriva tranquillamente al bel santuario dove, magari gustando un Gemma d’Abeto, si può godere, oltre che della tranquillità e magari di un attimo di raccoglimento, di un panorama bellissimo. Da qui, per chi continua, rapidamente attraverso le quattro strade e Fiesole (via strada quasi tutta) si scende su Firenze.

Un percorso bello, vario e dunque accattivante ancora non troppo conosciuto e, purtroppo, non valorizzato come dovrebbe. Un trait d’union storico e culturale, attraverso una bella natura, anche se in trasformazione che sinceramente ci sentiamo di consigliare.

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