FIRENZUOLA: Due borghi abbandonati, persi nel verde

Grazie alla bella ricostruzione del sito www.appenninoromagnolo.it, bel sito, ricco di notizie, che dedica una sua sezione ai borghi dimenticati, andiamo a conoscere due bellissime e poco conosciute realtà nel comune di Firenzuola, Gastiglioncello e Brento Sanico, da anni abbandonate e che conservano il loro fascino, fuori dal tempo. Ideali per gli amanti del trekking, facilmente accessibili, di sicura suggestione. Consigliati per una gita fuori porta, ai confini tra Toscana e la Romagna, da unire magari ad un assaggio dell’ottima enogastronomia del territorio.

CASTGLIONCELLO:

Ultima frazione toscana lungo la “Montanara” che da Firenzuola conduce ad Imola prima di Castel del Rio  si trova la frazione di Moraduccio. Sulla destra, su di un poggetto al di là del fiume, si nota chiaramente il borgo abbandonato di Castiglioncello. Poco prima di Moraduccio, sulla sinistra, poco visibile troviamo uno stradello asfaltato che scende fino al greto del fiume Santerno.
Nell’area fluviale è stato realizzato un parcheggio dove occorre lasciare l’auto e procedere a piedi attraversando il fiume su di un ponticello. Da notare a valle del ponte la bella cascata del Rio dei Briganti. Si prosegue per carrareccia breve (meno di 1 Km) ma molto ripida, fino ad arrivare al paese di Castiglioncello. Il Repetti nel suo dizionario geografico del 1843 così riferisce: “nella Valle del Santerno. Borgata con dogana di frontiera di terza classe sotto quella di Pinacaldoli del Dipartimento doganale di Firenze. Ha una parrocchia (SS. Giovanni e Paolo) filiale della pieve di Camaggiore, nella Comunità Giuridizione e circa 7 miglia toscane a levante grecale di Firenzuola, Diocesi e Compartimento di Firenze. È situata sulla sinistra ripa del fiume Santerno presso il confine del Granducato con la Romagna Imolese lungo la strada maestra che da Firenzuola conduce a Castel del Rio e di là a Imola. La cura de’SS. Giovanni e Paolo di Castiglioncello nel 1785 fu ammensata alla pieve di Camaggiore, ed ha attualmente un cappellano curato con 85 abitanti.”

Si accede al piccolo borgo transitando dalla porta ad arco rivolta verso valle. Un breve percorso in mezzo alle primemacerie e siamo all’interno dell’antico castello.  In alternativa si può seguire un piccolo sentiero che aggira il nucleo sulla destra passando ai piedi del dirupo sul quale sorgono gli edifici. Al termine del sentiero si esce su di un prato circondato da tre edifici posti a monte del nucleo centrale. Al centro del borgo svetta il campanile della parrocchia SS Giovanni e Paolo.
Colpisce la sua imponenza e l’apparente resistenza allo stato di abbandono del luogo.
Impavida sentinella della sottostante chiesa ormai crollata. Con lo sguardo che scruta, le antiche dimore con gli interni ormai quasi tutti crollati, la sensazione di assoluto abbandono svanisce e subentrano fantastiche immagini di antichi abitanti all’opera che “sormontano” pietre e “curvano” gli archi per costruire le loro dimore. Poi giri l’angolo e ti accorgi che il futuro di questi antichi e quasi magici edifici è lì, davanti a te, inesorabilmente impresso su quei sassi che per tanti anni hanno dato rifugio e certezze agli uomini che vi hanno abitato.

BRENTO SANICO:

Raggiungere San Pellegrino, piccola frazione sulla provinciale 610 Montanara Imolese che risale la valle del Santerno. Lungo la strada che da Firenzuola porta ad Imola, dopo circa 6 chilometri dal capoluogo mugellano, appena passato San Pellegrino, all’altezza di un tornante troviamo sulla sinistra l’antica chiesa dedicata ai SS. Domenico e Giustino. Lasciata l’auto imbocchiamo una vecchia ed ormai disastrata mulattiera che parte dalla canonica della chiesa. Si procede in mezzo ad un boschetto di latifoglie fino a raggiungere il crinale e una croce in legno. La mulattiera che in alcuni punti si fa sentiero prosegue in salita, fino a raggiungere una prima casa diroccata, da questo punto già possiamo scorgere il paesello abbandonato di Brento Sanico. Restano ora solo poche centinaia di metri per giungere a destinazione, la valletta che stiamo risalendo è quella del Rio Brentana, affluente di sinistra del Santerno, che raccoglie le acque piovane di Col Caprile e Monte Coloreta. Complessivamente da San Pellegrino sono circa 1,6 Km, con dislivello totale di 277 metri. Il paese abbandonato da alcuni decenni versa in uno stato di totale degrado Un gruppetto di case tutte in pietra locale, alcune con interni intonacati, quasi tutte con tetti in lastre di pietra, pareti che si aprono e per buona parte invase da rovi, strette attorno alla chiesa, l’edificio che meglio si è conservato. La chiesa, intitolata a San Biagio è sormontata da un bel campanile a vela con doppia bifora, struttura abbastanza comune negli edifici di culto presenti sul nostro appennino, ma sempre di notevole impatto.             Entrati nell’edificio si resta quasi meravigliati dalla tenuta

dei colori degli affreschi ed in particolare dalla bella cupola di un ancora luminosissimo colore azzurro. Alle spalle del

paese si apre la vista sulla cava di Brento, la più grande del Santerno per l’estrazione della pietra serena.            Al di làdella cava comunque l’escursione presenta punti panoramici di tutto rispetto sull’alto corso della valle del Santerno. Il Repetti, nel dizionario del 1843 definiva Brento Sanico “nella Valle del Santerno. Casale e cura sotto il titolo di S. Biagio, nel piviere di Camaggiore, Comunità Giurisdizione di Firenzuola, da cui è circa miglia toscane 5 a levante, Diocesi e Compartimento di Firenze. Risiede in monte alla sinistra del fiume Santerno fra selve, pascoli, e rupi di macigno. Brentosanico conta 80 abitanti.”

Non resta che infilarsi un paio di scarpe, imbracciare un bastone e perdersi per un giorno nel tempo e nella magia della Romagna Toscana.

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