Cultura – “Il Vantone” di Pier Paolo Pasolini

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Come già introdotto la settimana scorsa, in questi giorni sto provando a Roma “Il Vantone” di Pier Paolo Pasolini, con Ninetto Davoli, Edoardo Siravo e con Paolo Gattini, Enrica Costantini, Silvia Siravo, Valerio Camelin e Gaetano Aronica. La regia è di Federico Vigorito.

Lo spettacolo debutterà al Festival dei due Mondi di Spoleto a fine Giugno e sarà in tourneè sia in estate che nell’autunno- inverno 2015-2016 a Bologna, Parma, Torino, Casarsa, Udine e molte altre città per finire in Marzo al Teatro India a Roma.

Ninetto mi racconta che il testo, tratto da Miles Gloriosus di Plauto, fu scritto da Pasolini nel 1963, su richiesta di Vittorio Gassman che lo voleva mettere in scena.

Il testo fu scritto dopo varie schermaglie ma poi per vari motivi il grande attore non lo mise mai in scena. Nota è la grande stima che l’attore aveva per Pasolini, tanto che successivamente lo stesso mise in scena Affabulazione dello stesso poeta, oltre ad aver prestato la voce per diverse poesie di Pasolini, dalla “Ballata delle madri” a “Poesia in forma di Rosa”.

La commedia plautina nella traduzione del poeta andò successivamente in scena in due differenti edizioni dell’1983 e del 1993 che vedevano ambedue Davoli nel cast. Il testo, che ricalca gli schemi classici dell’autore nativo di Sarsina, nella traduzione , sposta l’attenzione sui servi, il popolo proletario,  tanto caro al poeta.

I servi in questo spettacolo si coalizzano per fregare il generale Vantone, uomo vanesio e vanaglorioso,  e favorire l’amore di due  giovani innamorati. I servi di opposte fazioni che si uniscono contro il potere che li opprime. Naturalmente resta la comicità che caratterizza tutte le commedie plautine ma questo testo è arricchito dalla poetica cara a Pasolini. Una battuta in particolare rivela questa poetica, quando Palestrione (Davoli) dice al giovane Pleusiche, che teme ripercussioni negative a quello che si sta tramando contro Pirgopolinice (Siravo) “Se dici de fa na  cosa pe amore e poi c’hai paura, allora l’amore nun ce sta”. Quanto a me,  sono Scelledro, servo minchione che avendo visto, all’inizio della commedia, ciò che non doveva, un bacio galeotto tra gli innamorati, viene messo in mezzo da Palestrione e dagli altri per “faje crede che quel che ha visto nun c’era”. Questi sono gli ingredienti di uno spettacolo che promette divertimento e riflessione.

Per adesso non sono previste recite in Toscana, ma credo che una regione così attenta alla cultura non si lascerà sfuggire l’occasione di vedere sui suoi palcoscenici uno spettacolo di Pasolini nel quarantesimo anniversario della sua uccisione che vede nel cast Ninetto Davoli.

 

Marco Paoli

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