BORGO SAN LORENZO: Giovedì 29 in Sant’Omobono “Antigone” a cura dei ragazzi del Chino Chini

Una significativa pagina teatrale a cura degli allievi dell’istituto Professionale “Chino Chini” di Borgo San Lorenzo avrà luogo giovedi prossimo, (ore 21), presso l’Oratorio di Sant’Omobono, il tutto in favore del monumentale organo “Stefanini 1696” in restauro presso due specializzate aziende nel fiorentino e nel pratese. Ecco una pagina storica-biografica di questa opera “Antigone” appunto a cura di Antonio Rugani: “- Il primo autore a scrivere l’Antigone è stato Sofocle, grandissimo tragediografo greco. Questa tragedia ha avuto una vasta eco nella cultura occidentale e ad essa si sono ispirati nel ‘900 Jean Anouilh e Bertolt Brecht. In  Sofocle protagonista è Antigone, che viola la legge di Creonte, re di Tebe, tentando di dar sepoltura al cadavere del fratello Polinice, che ha assalito con le armi la propria patria. Dopo essere stata scoperta viene condannata a morte da Creonte. Il figlio del re, Emone, futuro sposo della ragazza, si suicida per il dolore della perdita subita, provocando il suicidio della madre Euridice. Anhouil scrive questa sua Antigone nel 1942, quando la Francia vive l’occupazione tedesca sotto il governo di Vichy. La resistenza si sta appena organizzando e la fine della guerra appare molto lontana.Il cupo pessimismo che grava sui francesi genera un senso di impotenza che sembra vanificare ogni gesto. Con quest’opera l’autore vuole mettere in evidenza che il dramma è di Creonte non meno che di Antigone e che le due apparenti antitetiche posizioni si reggono su un equilibrio precario, sui confini di sottilissimi “distinguo”. Anhuoil rimane in linea di massima fedele all’impianto di Sofocle,  ma lo spirito dei protagonisti, il loro atteggiamento, il loro carattere, appaiono profondamente mutati, non solo a causa dell’ambientazione palesemente modernizzata. L’antitesi Creonte/Antigone è giocata su toni sfumati tra il tragico, l’ironico e il paradossale. Creonte è descritto come un tipico uomo di governo, scaltro, che si destreggia tra rigore e compromessi, non è arrogante né particolarmente ambizioso, non è un tiranno. Regnare per lui è un lavoro, che svolge senza eccessivo entusiasmo e ambizione, ma con fermezza, lucidità, determinazione. Antigone è una fanciulla magra, non particolarmente bella né dotata, che pur avendo conquistato Emone, rimane inquieta, insoddisfatta, desiderosa di affermazione. Le sue ribellioni sono impulsi testardi e irrazionali, si direbbe una bambina acerba che antepone il gesto alla riflessione, che più che affermare i suoi ideali vuole affermare se stessa, come donna, con un gesto clamoroso.  Antigone si batte quindi per Antigone, per se stessa. La sua morte appare gratuita, del tutto inutile, ma Creonte sa bene quali insidie si celino dietro il sacrificio di una giovane martire (il coro ammonisce:“non lasciar morire Antigone, Creonte! Porteremo tutti questa piaga nel costato per dei secoli!”)  Alla fine, quindi, anche in Anhouil, Antigone con la sua morte assurda, finisce per prevalere sul saggio Creonte. Questo è il destino assegnato al personaggio di Antigone dovunque vi sia discriminazione, lotta di classe, intolleranza religiosa. Antigone torna ad assumere il ruolo che le è stato imposto: quella dell’eroina che sfida l’oppressione in nome di una pietas universale-“. Questi i personaggi e gli interpreti:  Il Coro Enrica Giovannini e Rita Sartoni; Antigone Nadia Capocchini; Creonte Antonio Rugani: Euridice Donatella Bellezza; Emone Giovanni Degli Innocenti; Ismene Sara Vanella; Nutrice Mariarita Panfili; Le guardie Selene Lapucci. Giovan Battista Vanella: Messaggero Lucio Tronti; Paggetto Alice Cama; Luci e fonica Filippo Margheri; adattamento e regia Antonio Rugani. Un invito particolare alla cittadinanza per assistere a questa tragedia degli allievi del “Chino Chini” in Sant’Omobono il tutto in favore del restauro dell’organo Stefanini 1696. (A.G.)

Foto 1

Una raffigurazione ottocentesca di Antigone del pittore Frederich Leigthon (1830-1896) .

Foto 2

L’Oratorio di Sant’Omobono nel suo splendore “chiniano”

(Foto A.Giovannini)

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