BIRRA: Aumentano le accise, e il settore rischia di risentirne. Una petizione per evitare l’aumento





Il Governo italiano ha recentemente deciso di aumentare di nuovo le accise sulla birra.

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Il primo aumento scatta il 10 ottobre 2013. Altri aumenti sono previsti a gennaio 2014 e a gennaio 2015. In tutto, le tasse sulla birra potrebbero aumentare del 35% in meno di 15 mesi.

Al 1° ottobre, quando compriamo al supermercato una bottiglia di birra da 66cl – al prezzo medio di 1 euro – 37 centesimi sono di tasse. Con i nuovi aumenti decisi dal Governo si rischia di arrivare nel 2015 a 45 centesimi di tasse.

Insomma, già oggi più di un sorso di birra su tre se lo beve il fisco. Se le decisioni del Governo saranno confermate dal Parlamento, a partire dal 2015 quasi un sorso su due della nostra birra se ne andrà in tasse!

E a pagare saranno soprattutto i 35 milioni di italiani che bevono birra e le 150.000 donne e uomini che lavorano nel settore e nell’indotto.

“Noi produttori di birra, spiegano da AssoBirra, riteniamo che aumentare ancora le tasse sulla birra sia ingiusto, inefficace e dannoso. Ecco perché ti chiediamo di sostenere la nostra campagna contro l’aumento delle accise sulla birra. È ingiusto perché la birra è l’unica bevanda a bassa gradazione alcolica a pagare l’accisa nel nostro Paese. Ad esempio, l’accisa sul vino in Italia è pari a zero. Oltre alla birra pagano le accise solo i vini liquorosi e aromatizzati, i liquori e i distillati. Per di più le accise sulla birra in Italia sono già cresciute del 70% in 10 anni e sono oggi tra le più alte in Europa. Paghiamo tre volte

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le tasse di spagnoli e tedeschi.”

“E poi, è una tassa regressiva, riprendono i rappresentanti della categoria. Con le nuove accise aumenterà il prezzo della birra, e anche il costo della serata in pizzeria, uno dei pochi piaceri che gli italiani possono ancora permettersi. È inefficace perché quando aumentano le accise, aumenta anche il prezzo della birra. Questo produce – soprattutto in periodi di crisi come questo – una contrazione dei consumi. Di conseguenza le entrate per le casse dello Stato non migliorano, anzi rischiano di ridursi.”

Ma soprattutto, aumentare le accise sulla birra danneggia tutti, non solo chi la birra la beve (che finirà per pagarla di più) e le oltre 500 aziende italiane che la producono, tra grandi marchi e micro birrifici artigianali. Danneggia le 4.700 persone che lavorano direttamente nel settore birrario e i 144.000 che lavorano nell’indotto. E i 300 imprenditori, soprattutto giovani, che negli ultimi 5 anni hanno aperto un micro birrificio, trovando così nella birra una opportunità imprenditoriale. Danneggia anche gli agricoltori italiani, perché le aziende birrarie acquistano le materie prime, come l’orzo, prevalentemente da coltivatori locali. E i gestori dei pubblici esercizi, oltre 200.000 imprese tra bar, ristoranti, alberghi, dove la birra è protagonista e rappresenta una importante voce di fatturato e reddito.

“Siamo consapevoli che il Paese ha urgente bisogno di tornare a crescere, spiegano da AssoBirra, e che ci sono settori strategici, come l’istruzione e la cultura, che hanno bisogno di investimenti. Ma continuare a trovare le risorse economiche necessarie aumentando sempre le tasse non è giusto né efficace. Non sarebbe meglio tagliare la spesa pubblica improduttiva?”

L’aumento delle accise sulla birra significa nuove tasse per i consumatori e rischia di mettere in ginocchio un settore italiano (il 70% della birra consumata in Italia è prodotta in Italia) che andrebbe tutelato e sostenuto, non penalizzato con nuove tasse. Non risolve i problemi del Paese e rischia di portare danni a tanti italiani.

Tanto che l’AssoBirra ha dato vita ad una apposita petizione, che si può firmare su www.salvalatuabirra.it

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