BIKEMOOD: Le curve in discesa. Le buone regole per affrontarle





BikemoodSchool-logo-squaredAffrontare le curve in discesa

Nell’articolo introduttivo (http://www.piazzadellenotizie.it/blog/le-lezioni-di-bikemood-affrontare-le-curve-in-discesa-i-fondamentali/) abbiamo iniziato un percorso che ci porterà ad affrontare le varie tecniche di guida della mountain bike. Abbiamo affermato che, anche se è vero che tutti sappiamo andare in bicicletta perché fin da piccoli è stata la nostra compagna di avventure, è altrettanto vero che per affrontare un single-track, una pietraia in discesa (e anche in salita), un tornantino stretto oppure anche semplicemente passare un ostacolo di 15 centimetri sono necessarie una serie di tecniche specifiche che, noi di Bikemood.it, proponiamo nei nostri corsi di guida.

Vi invitiamo a leggere il primo articolo (http://www.piazzadellenotizie.it/blog/le-lezioni-di-bikemood-affrontare-le-curve-in-discesa-i-fondamentali) se non lo avete ancora fatto prima di proseguire la lettura con questo che prosegue il tema con i seguenti punti:

–              Come aumentare la trazione caricando la bici

–              Come abbassare il centro di gravità

–              Le tre modalità per affrontare una curva piegando la bici

–              Come tenere la linea

Abbiamo affermato che

1)            Occorre guardare l’uscita della curva. La bici va dove si guarda: questa, ricordiamoci, è la prima legge da scolpire sul casco!

2)            Non si frena mai in curva (a meno di non voler fare una derapata scenografica e divertente); studiare quindi in anticipo la curva e frenare quando siamo ancora nel “rettilineo” sono le due chiavi per impostare una buona traiettoria e evitare errori all’interno della curva. Meglio frenare un po’ di più che un po’ di meno; entrare quindi più piano ma con la linea voluta e uscire più forte senza toccare i freni in curva.

3)            Non avere fretta di entrare in curva: soprattutto sui percorsi nuovi, si tende a inserirsi in curva troppo presto; è generalmente più efficace, e anche sicuro, entrare largo per poi chiudere successivamente.

4)            Mantenere una posizione rilassata: non siamo in un circuito del motomondiale, quindi occorre assorbire con il nostro corpo le asperità del terreno.

5)            Abbassare il centro di gravità piegando le braccia: avete mai visto una Formula 1 alta due metri con le sospensioni rialzate?

6)            Distribuire il peso fra la ruota davanti e quella dietro in modo da ottenere uguale trazione e quindi tenuta.

7)            Non usare i freni…lo abbiamo già detto?

Nel primo articolo abbiamo volutamente usato una foto di un “normale” biker alle prese con una curva lunga. Dopo aver letto l’articolo siete in grado di individuare alcuni errori ?

Palazzuolo mountain bikeFOTO DELL’ARTICOLO PRECEDENTE [http://www.piazzadellenotizie.it/wp-content/uploads/2011/10/Palazzuolo-mountain-bike-300×207.jpg]

Dalla foto si capisce che la curva è abbastanza lunga e il pilota arriva da un tratto rettilineo (corto) dopo un’altra curva. Sicuramente ci sono alcuni errori:

1)            La ruota davanti è girata verso l’interno: forse è il nipote della signora della Graziella. La bici va piegata verso l’interno nelle curve in “velocità”. Solo nei tratti molto stretti a velocità bassa occorre girare anche il manubrio

2)            Lo sguardo è troppo basso

3)            Il pilota sta guardando il sasso…che immaginiamo…è probabilmente la cosa che vuole evitare 

4)            Le gambe sono molto strette: tenere le ginocchia un pochino più larghe aiuta a rilassarle e assorbire meglio le asperità del terreno

5)            Il busto è molto alto in quanto le braccia, seppur piegate, sono molto vicine al corpo invece di essere larghe.

6)            La foto non ha un gran definizione, ma possiamo scommettere che i freni sono tirati…

Ci sono poi una serie di errori che introducono i temi di questo articolo.

1)            I pedali sono allo stesso livello

2)            Il pilota si sta piegando insieme alla bici e non in modo indipendente

3)            Le due braccia sono piegate allo stesso modo

4)            Il busto non è orientato verso la curva, ma dritto sulla bici

5)            Il centro di gravità è molto alto perché bacino e busto sono molto in alto.

6)            La bici non viene caricata

Nella foto seguente, il nostro Jacopo alla sua gara SuperEnduro di Palazzuolo sul Senio organizzata da SenioBike mentre sta per entrare in curva: sguardo subito rivolto verso l’uscita, gomiti piegati, molto abbassato, pedale esterno basso a premere sul terreno. Notare anche l’impostazione delle braccia che iniziano la curva: il gomito esterno e quello interno non hanno lo stesso angolo di piega perché Jacopo sta per piegare la bici più del suo corpo…ci arriviamo fra un attimo.

bikemood 2Proseguiamo con un tema molto caldo: caricare la bici.

Caricare significa spingere la bici verso il basso per aumentare la trazione. Questo aumento di peso si ottiene spingendo sui pedali verso il basso o, per le curve senza sponde naturali o artificiali, abbassando il pedale esterno e caricandolo con il nostro peso (ricordatevi di non essere rigidi con le gambe come abbiamo detto prima). Abbassando il pedale esterno, tutto il nostro peso e la nostra pressione viene scaricata fra le due ruote che, provare per credere, si schiacciano sul terreno facendo affondare i tasselli e aumentando il grip. Tenere la pressione dei pneumatici il più bassa possibili rispetto al proprio peso e al tipo di cerchio e gomma montata migliora il grip e consenti di ammortizzare meglio le asperità del terreno. Più grande è la gomma più si può stare bassi. Ad esempio una 2.25 su una 29 può essere gonfiata meno di una 2.25 su una 26 o 27.5. Su una Fat Bike da 4.8 pollici ad esempio si viaggia a 0.4 bar per un peso di 70kg…avete letto bene…0.4. Torneremo sull’argomento con un articolo dedicato, ma da subito è bene ribadire che 3 bar sono TROPPI anche se si pesa 90 kg.

Per effettuare un cambio di direzione, si scarica la bici, si imposta la nuova traiettoria, e si ricarica la bici, con l’altro piede. Se guardate un filmato di downhill o ancora meglio di dual slalom o four cross, vedrete come i piloti sembrano rimbalzare fra una curva all’altra: leggeri per il cambio di direzione, pesanti e schiacciati per le curve; per gli sciatori non stiamo dicendo niente di nuovo: si carica lo sci esterno alla curva e lo si “preme” sulla pista, ci si rialza per cambiare direzione e si carica con il peso lo sci opposto per la curva successiva.

Perché occorre “premere” la bici sul terreno? Perché le forze gravitazionali e centrifughe devono essere combinate affinché non abbiano la meglio su di noi. Più la curva è stretta più dovremmo piegare la bici, più è alta la velocità più dovremmo piegare la bici. In pratica dobbiamo trovare il limite fra lo slittamento e il massimo della piega per andare più forte possibile.

Qualche numero più aiutare a capire. Se percorrete a 16 km/h una curva con raggio di 3 metri, si piega la bici a 34° imprimendo 0,6G sul terreno. Se percorrete a 24 km/h la stessa curva, occorre 1G e un angolo di 45° per non abbracciare la quercia secolare a un metro dalla traiettoria voluta. C’è un solo angolo di piega che combina perfettamente la forza gravitazionale e il raggio della curva. Se si piega di più ci si sdraia, se si piega di meno si va lunghi…fine delle possibilità. Ovviamente si può rallentare, ma prima di entrare in curva!

Da qui si evince che un angolo di piega corretto è decisamente importante. Per raggiungerlo ci sono tre possibilità: piegarsi insieme alla bike, piegarsi più delle bike, piegare la bike più di noi.

Piegare la bici e rimanere centrali su di essa (cioè piegarsi insieme alla bici) funziona bene nelle curve piatte dove il fondo è perfetto e il grip non è un problema. Anche dove si incontra una sponda naturale o artificiale questo metodo funziona bene in quanto la sponda modifica l’angolo di piega rispetto al terreno: in questo caso infatti l’angolo di piega non si calcola dal terreno, ma dalla parabolica.

Piegarsi più della bici, da qualche anno battezzata piega alla Valentino Rossi, significa allargare in ginocchio interno e spingere il busto all’interno della curva. E’ un metodo utilissimo in tutte le occasioni in cui piegare la bici è pericoloso come ad esempio su un ponte di legno bagnato oppure un curva in contropendenza con fondo fangoso. Non è però, contrariamente a quanto si pensa di solito, il metodo migliore per affrontare le curve in cui piegare la bici non è pericolo. In pratica si “carica” di più la bici verso il terreno con il nostro corpo abbassato verso l’interno; stiamo abbassando anche il centro di gravità, mantenendo però la bici più verticale (meno piegata) per evitare che il terreno scivolosissimo prenda il sopravvento.

Piegare la bici più del nostro corpo (come sta iniziando a fare Jacopo nella foto sopra): questo è il modo di affrontare le curve!

Spostando il nostro corpo verso l’esterno della curva, possiamo imprimere una forza gravitazionale maggiore sul pedale esterno, possiamo ruotare il nostro corpo insieme al bacino nella direzione della curva, possiamo piegare maggiormente la nostra bici. In pratica possiamo fare tutto quello che serve per affrontare la curva alla velocità più alta possibile! Una maggiore piega consente di andare più forte senza però compromettere la trazione visto che una maggiore pressione sul terreno aiuta a tenere la bici in traiettoria, il nostro sguardo il lontananza aiuta a leggere l’uscita della curva e cosa ci aspetta ancora più avanti, il corpo ruotato verso l’interno della curva con il bacino verso l’esterno aiuta a guardare lontano e a aumentare ancora la stabilità.

In pratica, il metodo più sicuro per affrontare qualunque curva è piegare la bici più del nostro corpo: si aumenta la piega e la forza gravitazionale, si spinge ancora di più con il pedale esterno, si aiuta il nostro corpo a rimanere nella direzione dove vogliamo andare e, non ultimo, se qualcosa va storto, siamo esattamente dove dovremmo essere: sopra la nostra bike, non appesi al manubrio come su una moto da strada/corsa.

In sequenza passaggi: guardare lontano per individuare la tipologia di curva e la traiettoria quando siamo in rettilineo, frenare se necessario per entrare a velocità giusta, entrare in curva guardando già l’uscita, stare bassi, piegare la bici, spingere con il pedale esterno, ruotare il bacino in modo che l’ombelico guardi l’uscita della curva…se fossimo in moto aggiungeremo, gas!

Nel prossimo articolo analizzeremo meglio la terza modalità di entrata in curva che, come abbiamo detto, è la più efficace e lo faremo aiutandoci con qualche immagine, sia con sella alta, che con sella bassa per una guida più “bassa e centrale”.

Vedremo poi la verità sul controsterzo…che non è quello che si pensa 

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