Barbe d’Italia, la storia del tricolore raccontata attraverso le barbe dei suoi protagonisti





La mostra Barbe d’Italia propone al visitatore un percorso decisamente originale raccontando un capitolo fondamentale della storia nazionale attraverso usi e costumi di una moda che ha caratterizzato un’epoca.

Undici accuratissime riproduzioni delle barbe di altrettanti protagonisti del nostro Risorgimento, realizzate appositamente dal laboratorio Lia Parrucche di Legnano, fanno da guida alla scoperta di un mondo particolare ricco di curiosità: Giuseppe Garibaldi, Massimo d’Azeglio, Giuseppe Mazzini, Alfonso Lamarmora, Vittorio Emanuele II, Napoleone III, Francesco Giuseppe, Giuseppe Verdi, Camillo Benso conte di Cavour, Umberto I e Francesco II, undici barbe/baffi diversi per undici caratteri diversi.

Per carpire i segreti che si celavano sotto i baffoni a manubrio di Vittorio Emanuele che ispirarono ai pasticceri la forma dei biscotti krumiri e scolorivano la tinta nera sotto la pioggia durante le parate militari; per scoprire che le cosiddette “fedine” (basettone a scopettone) alla “Cecco Beppe” tanto di moda venivano chiamate così perché chi le portava ostentava fede austroungarica e quindi antiunitaria; per imparare a guardare con occhi diversi il tenebroso volto di Garibaldi nascosto dalla celebre barba rossiccia immediatamente riconoscibile sul campo di battaglia; per mettere a confronto l’ostentazione vanitosa di Napoleone III che impomatava i baffi per intere mezzore al fine di riuscire a farli stare perfettamente orizzontali, fino ai modestissimi baffetti del mite Francesco II re delle Due Sicilie. O, ancora, per meglio comprendere il vezzo ordinato e ben curato di uomini tutti d’un pezzo come Mazzini, d’Azeglio e Verdi, oppure l’originalità del pizzetto “bipartito” di La Marmora.

La vicenda umana e politica di ognuno di loro viene raccontata da didascalie che chiariscono anche il loro rapporto con barba e baffi: molti ne furono letteralmente schiavi, come Vittorio Emanuele II o Napoleone III, mentre altri (apparentemente) indifferenti, come il rude Garibaldi. Quest’ultimo non può che fare gli onori di casa, poiché, oltre ad essere il protagonista assoluto del Risorgimento più oleografico e celebrativo, sfoggia una barba diventata davvero mitica, sia per la foggia apparentemente incolta (ma in realtà ben curata) sia per il colore biondo-rossiccio che la contraddistingue: un simbolo talmente forte da diventare, negli anni della propaganda anticomunista, il soggetto di una divertente vignetta propagandistica che mostra il viso dell’Eroe dei due Mondi che, una volta capovolto, trasforma la sua barba nei capelli di Stalin. Del resto ancora nel 1987 Sergio Caputo cantava: “E il Garibaldi è ricercato in tutti i mari del sud, ma non si può tagliar la barba per questioni di look…”.

Confartigianato Imprese Alto Milanese, ente promotore della mostra, ha inoltre coinvolto nell’iniziativa i propri associati chiedendo loro di creare prodotti artigianali dedicati all’Unità d’Italia, preziosi pezzi unici realizzati a mano che omaggiano il 150° anniversario formando un’insolita mostra di preziosi prodotti “Made for Italy”. La proposta è stata allargata anche ad aziende non artigiane del territorio che hanno fatto dell’eccellenza del Made in Italy il loro stile. Infatti, in mostra si potranno ammirare le penne che Delta “Artigiani della scrittura” ha dedicato ai 150 anni dell’Unità d’Italia e a Giuseppe Garibaldi, oggetti unici nella realizzazione e nella confezione.

Ma non solo: attraverso reperti, testimonianze, giornali dell’epoca, figurini, documenti, passaporti, album di figurine, libri, monete, francobolli e stampe si scopre quanto la barba fosse importante per l’uomo ottocentesco e in quante fogge poteva essere pettinata.

BARBE D’ITALIA 14 – 25 novembre 2011 ATELIER GLUCK ARTE DI MILANO 

Via Gluck, 45 – Milano
Orari: tutti i giorni dalle 10.00 alle18.00
INGRESSO LIBERO




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