A braccetto con la cultura

Correva l’anno 2007, ancora la crisi non era stata conclamata e tutto sembrava ancora possibile. Ero a Viterbo da oltre 13 anni dove dirigevo insieme ad altri due soci il Teatro San Leonardo.  Da due anni avevo dato vita ad una rassegna teatrale dal nome “Altroteatro” che aveva l’intento di dare spazio a compagnie professionali che non vedessero nel cast “nomi altisonanti”. Non era facile neanche allora, per compagnie emergenti, trovare spazio nei cartelloni paludati dei teatri italiani. Il progetto prevedeva appunto che delle compagnie emergenti composte prevalentemente da giovani,  senza nomi o “supporti” politici,  trovassero spazio in un cartellone appositamente pensato per loro. Il progetto era finanziata dall’Amm.ne provinciale. Le compagnie restavano a Viterbo per tre giorni, avevano infatti la possibilità di provare due giorni in teatro prima del debutto. Otto spettacoli di danza, teatro e musical si alternavano sul palco.  Non sto a dirvi il “colore” della giunta di allora. Dirò solo che non era quello che comunemente mi veniva attribuito in città (forse a causa mia provenienza o del mio modo di vestire…) ma d’altra parte, come soleva cantare Gaber, “cosa è la destra, cosa è la sinistra…”?

Il giovane Assessore aveva fiducia nel lavoro svolto a Viterbo dal Teatro e aveva deciso di finanziare il progetto. Ci furuno le elezioni, cosa che in Italia, almeno allora e a livello amministrativo capitava e capita incessantemente: il “bello” della Democrazia. E come sovente accade il colore della giunta cambiò, divenendo, si diceva, quello di mio gradimento. Come di consuetudine chiesi un appuntamento al nuovo detentore della cultura provinciale che mi ricevette nel suo ufficio con una sonora stretta di mano “Marco (mi chiamò per nome) ho saputo da molti dell’egregio lavoro che svolgete in città e provincia” e continuò con elogi che devo ammettere mi fecero molto piacere.

Poi, con mia grande sorpresa mi chiese di accompagnarlo in banca, ove si doveva recare per questioni relative al suo incarico. Mi prese sottobraccio e mi trovai a passeggiare per le vie del centro a braccetto con la cultura.  Mi chiese informazioni sul progetto e io spiegai tutto nei dettagli, continuando con i complimenti.  Poi mi chiese notizie dell’entità del finanziamento e del numero di spettatori della rassegna.  A quel punto ci fu una pausa. Poi mi disse (ricordo bene) “Paoli” (si era passati sinistramente al cognome) io con quella cifra posso finanziare un festival provinciale amatoriale (un po’ come se un istituzione finanziasse, con soldi pubblici,  un torneo di calcetto svolto da squadre di amici, pagando il loro hobby. Campo, scarpette, palloni docce ecc ecc la sera dopocena) spettacoli in diversi paesi, siccome le compagnie non devono pagare gli attori tengono i prezzi dei biglietti bassi, tanti “attori” i parenti che vanno a teatro, lo riempiono ed io ho un bel riscontro, mi capisci, vero? Tu, nei miei panni, onestamente, che faresti? Rimasi tramortito dall’onestà intellettuale di quel discorso e non potetti far altro che rispondere “se fossi nei suoi panni” (cosa del tutto impossibile, ma tanto, che cambiava?) finanzierei senza dubbio il festival amatoriale”.

Il progetto “Altroteatro” finì, dopo due edizioni. Poi venne la crisi, i Teatri presero a chiudere e le risorse per la cultura vennero via via tagliate. Ma il Teatro continua. Onestamente non so come si sia evoluta la carriera politica di quell’amministratore. So che la cultura non si ferma e che i giovani ancora tentano di trovare strutture ove approfondire, seguiti da professionisti, i loro studi sull’arte. Gli artisti, come tutti gli altri, fanno i conti con la vita quotidiana e come tutti hanno il diritto di veder riconosciuto il loro lavoro.

 

Marco Paoli

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