50° della morte di Don Milani – Scrittura collettiva: pratica educativa rivoluzionaria (prima parte)

Parlare e scrivere di Barbiana, dell’esperienza della scuola, è sempre molto difficile. Fiumi di inchiostro sono stati stesi su migliaia di libri e pubblicazioni, anche su vari argomenti che riguardano la pratica pedagogica di don Lorenzo Milani.
Su una però, credo non sia stata posta la giusta attenzione: la scrittura collettiva.

Da molti non viene ritenuta una tecnica per imparare a scrivere, ma un vero e proprio esercizio mentale. Secondo me la bellezza di questa metodologia consiste nel giungere tutti insieme a un testo compiuto partendo da idee anche parziali e confuse che ogni partecipante ha. Il giusto pensiero si forma cammin facendo, discutendo, approfondendo, aggiustando.

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La prima realizzazione di una produzione collettiva è un testo scritto nel 1963, si tratta di una lettera spedita ai ragazzi di una scuola elementare del Vho, frazione di Piadena, il cui insegnante era il maestro Mario Lodi. Il documento è preceduto da una presentazione del Priore che spiegava in che modo era stata scritta la lettera, da quali esigenze scaturiva e a quali conclusioni aveva portato. E’ questa la prima testimonianza scritta sulla tecnica della scrittura collettiva, un’altra più sintetica si trova in Lettera a una professoressa.

Nell’estate del ’63, il maestro Lodi fu accompagnato a Barbiana da Giorgio Pecorini per incontrare don Lorenzo e i suoi ragazzi. La visita durò un paio di giorni, durante i quali vi fu un intenso confronto di opinioni e di esperienze, che si concluse con la proposta di iniziare una corrispondenza fra le due scuole, la classe del maestro Lodi, una quinta elementare, e i ragazzi di don Milani. Lo scambio epistolare progettato fu l’occasione per sperimentare a Barbiana la stesura di un testo scritto collettivamente da tutti i ragazzi. Riporto integralmente quello che i ragazzi della scuola scrivono per comunicare il loro metodo:

“Noi dunque si fa così: Per prima cosa ognuno tiene in tasca un notes. Ogni volta che gli viene un’idea ne prende appunto. Ogni idea su un foglietto separato e scritto da una parte sola. Un giorno si mettono insieme tutti i foglietti su un grande tavolo. Si passano a uno a uno per scartare i doppioni. Poi si riuniscono i foglietti imparentati in grandi monti e son capitoli. Ogni capitolo si divide in monticini e son paragrafi. Ora si prova a dare un nome a ogni paragrafo. Se non si riesce vuol dire che non contiene nulla o che contiene troppe cose. Qualche paragrafo sparisce. Qualcuno diventa due. Coi nomi dei paragrafi si discute l’ordine logico finché nasce uno schema. Con lo schema si riordinano i monticini. Si prende il primo monticino, si stendono sul tavolo i suoi foglietti e se ne trova l’ordine. Ora si butta giù il testo come viene viene. Si ciclostila per averlo davanti tutti eguale. Poi forbici, colla e matite colorate. Si butta tutto all’aria. Si aggiungono foglietti nuovi. Si ciclostila un’altra volta. Comincia la gara a chi scopre parole da levare, aggettivi di troppo, ripetizioni, bugie, parole difficili, frasi troppo lunghe, due concetti in una frase sola. Si chiama un estraneo dopo l’altro. Si bada che non siano stati troppo a scuola. Gli si fa leggere a alta voce. Si guarda se hanno inteso quello che volevamo dire. Si accettano i loro consigli purché siano per la chiarezza. Si rifiutano i consigli di prudenza. Dopo che s’è fatta tutta questa fatica, seguendo regole che valgono per tutti, si trova sempre l’intellettuale cretino che sentenzia: “Questa lettera ha uno stile personalissimo”.

Questo sarà l’argomento che approfondirò in un altro post cercando di misurare i commenti e cercando di riportare il più fedelmente possibile, quello che erano i metodi e gli obiettivi dei ragazzi e di don Lorenzo

Qui anche un video che riporta un intervento di Adele Corradi che ha conosciuto bene la realtà della scuola e che nel video parlerà, appunto, di scrittura collettiva.

La professoressa Adele Corradi, che mi onoro di aver avuto come insegnante di italiano alle scuole medie, mi perdonerà se in questi due post, ci potranno essere delle imperfezioni.

 

Fabio Ceseri

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